Le zampe sporche

Nei pressi di un piccolo lago che separa il Canada dagli Stati Uniti d’America, viveva prospera e felice una grande colonia di castori.

Oggi i suoi abitanti trascorrono il loro tempo in armonia col creato, tuttavia non sempre la pace e la serenità hanno regnato sotto questo piccolo angolo di cielo.

C’è stato infatti un tempo in cui i piccoli castori hanno dovuto affrontare mille difficoltà. Era un momento di gravi problemi, quello, perché la loro quiete era minacciata dall’avidità dei ratti che infestavano la sponda ovest del lago, proprio in prossimità della grande diga che i castori stessi avevano costruito per collegare le due rive. Un’opera di una magnificenza architettonica tale da far invidia ai migliori carpentieri e progettisti umani.

Ma i ratti del lato ovest non la vedevano così. Quella diga rappresentava infatti la via di fuga prediletta dai topini di campagna e dei loro cuccioli, di cui essi si nutrivano. Per fermare quell’esodo e assicurarsi di che razziare, i grossi ratti fecero un accordo con un branco di orsi. Questi avrebbero devastato pezzo per pezzo l’enorme diga, e in cambio avrebbero potuto approfittare dei salmoni che sicuramente sarebbero giunti fin lì dal fiume, una volta aperto il canale per le correnti d’acqua.

Gli orsi accettarono, e in breve episodi di violenza d’ogni genere si abbatterono sulla semplice vita dei castori. Le incursioni distruttrici degli orsi si ripetevano quasi quotidianamente, e quotidianamente l’alacre lavoro dei roditori veniva speso per ripristinare il danno subito, cosicché in fondo le falle venivano riparate quasi subito, consentendo ai topolini di attraversare il fiume e mettersi in salvo.

Davanti a questa impasse, i ratti decisero di fare anch’essi la loro parte. In gruppetti di quattro o cinque presero a tendere agguati ai castori che si trovavano un po’ isolati, in particolare durante le ore serali per approfittare dell’oscurità – essendo i ratti incapaci di affrontarli a viso aperto, senza sotterfugi e ad armi pari. Gravi perdite di vite e di risorse flagellarono la colonia, ma nessuno di loro si diede mai per vinto. Ecco un estratto di quei giorni, dal diario di un castoro resistente.

Alba del quarantesimo giorno. Pochi secondi di pace e spensieratezza riempiono gli istanti in cui il Sole si leva alto in cielo. C’è ancora molto da fare, tanto da resistere, prima che l’oscurità avvolga questa parte di mondo, mandando gli orsi in letargo e consentendoci di rinforzare le nostre difese e rimettere in sesto la nostra organizzazione.

Proprio ieri, poco prima dell’imbrunire, tre di loro hanno fatto irruzione nel quadrante nord-est: non abbiamo riportato perdite, fortunatamente, ma il danno è consistente e ci vorrà del tempo per ripristinare la diga. Dannati orsi!

Spero, un giorno, di ricordare con un sorriso queste difficoltà, come quando una dolorosa ferita si è rimarginata e ne resta poco più che un’ombra in superficie. Spero di poter raccontare la mia storia alle generazioni future, raccogliere intorno i piccoli di una bella e nuova nidiata e raccontar loro la storia di queste croste di fango che oramai sono un tutt’uno col mio pelo.

Le zampe sporche e graffiate da legnetti e fanghiglia che hanno ricostruito dove c’era da ricostruire e rinforzato dove c’era da rinforzare. Quelle zampe sporche che dopo una lunga giornata di lavoro afferrano felce e corteccia per ristorare un corpo stanco ma fiero, orgoglioso della sua lotta e del suo lavoro, deciso più che mai a difenderlo.

Le stesse zampe sporche che scavano il fango e gli escrementi per garantirsi la libertà, quelle stesse che un giorno accarezzeranno una piccola vita certe di aver dato tutto per donargliela, quella libertà.

Loro arrivano, devastano, rapiscono, uccidono, torturano e terrorizzano. Non sono altro che sudici ratti il cui unico scopo è l’infelicità altrui. Agiscono per far male, per distruggere, per annientare.

Ma non lo sanno che un popolo unito non si arrende senza combattere?

Saremo sempre qui, pronti a difendere la nostra diga, il nostro simbolo di grandezza e di amore, oramai assurta a scopo della nostra stessa esistenza. E se sarà necessario, dovranno passarci uno per uno a fil di spada prima che l’ultimo di noi si inginocchi a implorar pietà.

Il Sole è sorto, il richiamo è forte. È ora di smettere di scrivere e di tornare a lottare.

Due settimane dopo gli orsi caddero in letargo. I castori resistenti approfittarono dell’occasione per rapire il capo dei ratti e costruire una forca, dove egli venne appeso per i piedi a futuro monito per amici e nemici.

In breve la pace tornò a regnare.

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