Capacità di sintesi

«Anita? Ciao, senti, appena hai un attimo c’è il direttore che vorrebbe parlarti.»

«Certo, grazie per la telefonata, digli che se vuole posso andare anche subito.»

Anita posò il ricevitore e tornò a fissare lo sguardo sul monitor del computer. Stava rileggendo l’articolo che aveva scritto, frutto di un’inchiesta per la quale aveva indagato più di quattro mesi, tra lo studio preliminare della normativa anticorruzione e di quella sulla violenza sessuale, e gli appostamenti e le interviste per documentare lo scandalo che si svolgeva nel centro d’accoglienza vicino. Un’inchiesta atta a dar sostanza alle voci che circolavano in merito ad abusi sessuali sui minori non accompagnati.

Era stanca e avvilita per il gran lavoro svolto e per l’orrore che i suoi occhi e le sue orecchie avevano dovuto digerire – orrore e atrocità che ora s’apprestava a render pubblici, per cui teneva parecchio che non un solo refuso macchiasse il suo articolo.

Il telefono squillò nuovamente. Era ancora la segretaria, che disse «Ok, ti sta aspettando».

Salvò il documento e prese il taccuino per gli appunti, magari il direttore aveva delle modifiche da proporle.

Bussò e aprì la porta, l’atmosfera in redazione era informale, per cui non attese il dovuto «avanti».

«Anita – esordì il direttore –, prego, accomodati pure.»

«Salve Andrea, cosa c’è di tanto urgente? Qualcosa non va nell’articolo?»

«No, no, anzi, hai fatto un gran bel lavoro, complimenti! Con questo faremo il boom di visualizzazioni.»

Anita lavorava per una testata giornalistica on line, una di quelle che nascono e muoiono nel giro di breve. Tuttavia vi lavorava già da due anni, e a dispetto della tanta denunciata crisi di qualità dell’informazione, riuscivano a garantire contenuti di spessore, e si erano creati anche un discreto giro di affezionati lettori.

«Guarda, se hai notato refusi o ripetizioni, vorrei tranquillizzarti: sto ultimando la terza revisione delle bozze, il testo definitivo è quasi pronto.»

«Ottimo, ottimo. Certo, è una cosa vergognosa ciò che hai scoperto: quei disgraziati attraversano il deserto, rischiano la vita, vengono privati di ogni avere, di ogni dignità, di ogni speranza laggiù, per poi arrivare qui e ritrovarsi tra le mani di queste bestie!»

«Che in più rubano soldi allo Stato! Guarda, a un certo punto dell’inchiesta mi sono resa conto di dover compiere una scelta: raccontare i particolari degli abusi sugli orfani e sulle donne sole, o puntare l’attenzione sui cadaveri nascosti per continuare a ricevere le sovvenzioni come se i cadaveri di quelle persone fossero ancora ospiti del centro? Ho pensato che il taglio relativo alla corruzione fosse più adatto all’articolo, la pedofilia e gli stupri sono questioni troppo delicate – li ho riportati per dovere di cronaca, ma vorrei evitare che le vittime rimangono marchiate a vita agli occhi di tutti una volta che saranno liberate.»

«Hai fatto bene, condivido appieno. Certo, però, sai bene che i reati sessuali hanno una certa presa sul pubblico…»

«Lo so, lo so. È solo che come ho detto vorrei evitare che… Comunque, se mi hai mandata a chiamare per questo, posso rivedere alcuni passaggi. Però vorrei ricordarti che ho le interviste filmate, potremmo postarle sul sito successivamente, come a metterci il carico.»

«No, no, l’articolo va benissimo così. Solo… ecco, per questo ti ha fatta chiamare. Dovresti accorciarlo un po’, è troppo lungo.»

«Troppo lungo? Ma ho controllato più volte. L’articolo è di cinquemila battute, preciso preciso dentro i limiti.»

«Appunto, è troppo lungo. Raggiunge il limite massimo. Riusciresti ad abbreviarlo?»

«Posso provare. Ma è difficile.»

«Anita, lo so, devi fare uno sforzo. Sai in quanto è stimata l’attenzione di un utente per una pagina web? Otto secondi. L’uomo, quando legge un articolo, ha la stessa soglia di attenzione di un pesce rosso, e dobbiamo farcene una ragione. Viviamo di click, dobbiamo adattarci.»

«Ma come faccio a sintetizzare più di così quello che ho scoperto: corruzione, stupri, malversazione… come faccio a…?»

«Niente ma. Lo sai come funziona. La SEO, le keywords, tag, hasthag… è così che va, per cui accorcia. Se ce la fai per domattina, il Tg delle 13 parlerà solo di te e della tua inchiesta.»

Anita, sbalordita e sconsolata, salutò il direttore e andò a raccogliere le sue cose per tornare a casa e rielaborare l’articolo. Avrebbero comunicato tramite mail.

Verso le 22 inoltrò al direttore la nuova bozza: 4100 battute.

Mezz’ora dopo questi rispose: «Ancora troppo lungo, taglia».

Alle 23.30 era scesa a 3271. Risposta: «Ancora non ci siamo».

A mezzanotte raggiunse quota 2715 battute. «Ricordati che la gente deve poterlo leggere sullo smartphone!!!»

Seguì una nottata di silenzio.

Quando il mattino dopo il direttore riaprì la mail, trovò questo messaggio.

Di seguito il testo dell’articolo

Abuso su minori nel centro di accoglienza. Occultamento di cadaveri. Soldi rubati allo Stato. Stavolta la Chiesa non c’entra.

In allegato, la mia lettera di dimissioni, datata, firmata e scansionata.

Mi dispiace, eccede le 5000 battute, sarai costretto a stamparla.

Anita

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