Il tavolo di Misoginia

Un bar in pieno centro, esattamente a metà del corso principale della città, uno di quelli che si usa dire che “fa buca”, dato che gira e rigira – durante lo shopping o quando si va a passeggio sperando di incontrare una faccia amica o conoscerne una nuova, o in chissà quali altre circostanze – ci si ritrova sempre lì, a passarvi davanti o a sostarvi per un caffè.

Il bar, affollato come al solito, al suo esterno ha dei tavolini riparati da un ombrellone, e uno di questi è occupato da due persone che, una birra dietro l’altra, stanno trascorrendo il pomeriggio a osservare i passanti e commentare il fluire della gente.

«Guarda quella. Ha indosso una gonna che a malapena le copre le mutandine.»

«Poi si lamentano se qualcuno le fa una battuta o un complimento, o prova ad attaccare bottone o le fischia dietro.»

«Infatti.»

«Quella è uscita apposta per farsi fare queste cose.»

La ragazza, che in pochi attimi era stata degradata da persona a oggetto di piacere maschile, con il surplus di accusa della spudorata volontà di provocare il prossimo suo, non udì una sola parola di quei commenti e continuò a studiare la vetrina del negozio d’abbigliamento che l’aveva attirata sin lì.

Entrò al bar una coppia: lui era un sessantenne elegante e brizzolato, lei indossava una gonna scampanata accoppiata ad una blusa leggera e senza maniche che metteva in mostra una pelle fresca e setosa che tradiva i vent’anni almeno che la dividevano dal suo accompagnatore.

«Ma li hai visti? Padre e figlia potrebbero essere.»

«Magari nonno e nipote, se è per questo. Ma quali padre e figlia! Quello lo conosco, abita nel mio palazzo, divorziato con tre figli maschi. È ricco sfondato, e la ragazza deve saperlo bene.»

«Volevo solo dire che per la differenza d’età potrebbero sembrare padre e figlia. Si vede che non lo sono – replica l’altro gettando uno sguardo dentro –. Guarda, hanno preso da bere. Due calici di bianco, mi sa che il vecchio deve buttare già la pillola, sennò sai che figura ci fa.»

«Non credo che importi molto, almeno a lei. Se è come penso, o la paga volta per volta o sta aspettando che tiri le cuoia.»

«Ma ci sono i figli, hai detto.»

«Ci sono anche i testamenti. E dentro ci può sempre entrare qualcuno che non è di famiglia.»

«Ti pare che non lo so? Poi se uno dice che le femmine sono tutte… vabbè, hai capito, finisce che passa per maschilista.»

«Che mondo di merda.»

«Vero è!»

La coppia nel frattempo ha bevuto il suo vino e lasciato il bar.

Mentre i due insistono nel commentare l’opportunismo di lei, vengono investiti dalle chiacchiere delle due signore sedute accanto a loro.

«Hai sentito di quella donna ammazzata dal marito per gelosia? Cose da pazzi! Pare che lui fosse paranoico, vedeva corna ovunque, ma lei non aveva nessun uomo, era tutto nella sua testa.»

«Sì, ho sentito il telegiornale, è assurdo. E quello crede di essere uomo? Bestia è, non ci sono altre parole!»

I due si guardano di sottecchi, quindi simultaneamente tirano un sospiro di sollievo quando capiscono che le due donne si stanno alzando dalle sedie per pagare il conto e togliersi dai piedi. Approfittano di quell’interruzione dei loro profondi ragionamenti per ordinare altre due birre facendo cenno al barista che gliele porti al tavolo.

«Eccole che vanno via, le paladine delle donne! – commenta sarcastico uno dei due indicando le loro gonne svolazzanti immergersi nella fiumana di gente che anima il corso – Ma dimmi tu: se sospetti che tua moglie ti mette le corna, che fai?»

«Le tiro il collo.»

«Appunto! E invece sentila, quelle là. Ahi ahi. Con tutta questa democrazia ora tutte vittime sono diventate.»

«Passerà, tranquillo, è solo un momento, una moda. Ti ricordi quando bruciavano i reggiseni? Anche quella è passata.»

«Oddio, oddio, oddio, ma cosa mi stai ricordando! Che tempi quelli. Follia allo stato puro era. E il risultato qual è stato? Che ora non trovi più una femmina che sappia fare un caffè o un piatto di pasta come Dio comanda.»

«Ora tutto gli uomini fanno: cucinano, stirano, lavano i pavimenti… e le donne? Che fanno oggi le donne? Guardale, eccole lì: passeggiano. Passeggiano e si lamentano. E parlano. Mamma mia quanto parlano!»

«Ma il Signore appunto per questo ha mandato Adamo a lavorare. Per liberarlo da Eva.»

«In che senso?»

«Ora te lo spiego, è una vita che ci penso su e secondo me è andata così: pensa, Adamo ed Eva da soli nell’Eden, senza niente da fare e con quella minchia di foglia di fico attaccata là sotto. Che facevano, se non potevano fottere? Di sicuro lei parlava, e parlava assai, come tutte le donne. Allora Adamo avrà pregato il Signore di trovare una soluzione, e quello lo ha mandato a lavorare per liberarlo da quella tortura mascherando tutto come una punizione, sennò sai che scenata avrebbe fatto Eva!»

«Ma sai che non dici mischiate? Può essere, certo che può essere. Anzi, sicuro che è andata così.»

Una mano estranea poggiò sul tavolino le due birre e uno scontrino, dicendo: «Ecco qua, sono venti euro. Ora, per cortesia, pagate e andate via».

«Perché? Deve chiudere?»

«No, sono aperto fino a notte fonda. Però ora voi pagate e vi levate di torno.»

«Ma che è modo di trattare i clienti? Ma poi due persone anziane come noi, un po’ di educazione!», protestò uno dei due.

«Giovanotto, io ho fatto il militare negli anni Sessanta – disse l’altro rincarando la dose –, se non era per quelli della mia generazione, ora tutti comunisti eravate!»

«Signori – rispose calmo il barista –, per me potreste essere reduci del Risorgimento, ma vi ripeto che dovete andare. Da due ore vi sento sparare cazzate, e gente come voi qui non è la benvenuta. Tornate dalle vostre mogli.»

«Quali mogli?», rispondono in coro i due.

«Lo sospettavo.»

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