Chi sono

Biografia di una maschera


In altri termini, non appena il lavoro prenda ad essere diviso, ognuno ha un ambito determinato ed esclusivo, che gli viene imposto e a cui non può sottrarsi. È cacciatore, pescatore, o pastore, o critico critico, e deve rimanere tale qualora non desideri perdere i mezzi per sopravvivere. Invece, nella società comunista, nella quale ognuno non ha un ambito di attività esclusivo, bensì può progredire in qualsivoglia settore secondo il suo capriccio, la società amministra la produzione generale e, proprio in questa maniera, mi dà la possibilità di fare oggi questa determinata cosa, domani quell’altra, di andare a caccia di mattina, di pescare di pomeriggio, di allevare il bestiame la sera, di fare il critico dopo pranzo, così come io ho voglia di fare; senza che io divenga né un cacciatore, né un pescatore, né un pastore, né un critico.

K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, 1846


Questo brano – tratto da uno scritto che Marx ed Engels non avrebbero mai licenziato per la pubblicazione, abbandonandolo alla «corrosiva critica dei topi» – racconta un sogno: il sogno di una società senza maschere, un mondo in cui una persona può essere oggi questa e domani quell’altra cosa, senza mai essere né l’una né l’altra. Si tratta di un sogno che oggi non si ha più nemmeno il coraggio di sognare, anzi, chi in passato lo ha sognato oggi quasi se ne vergogna.

Nella quotidianità viviamo maschere statiche, quando non fisse (ma anche questo è il sogno di un’altra epoca): impiegato, operaio, imprenditore, attore, panettiere, cantante. Ciononostante il web è colmo di aneliti e speranze di altre maschere, di altri sé che sfogano on line quanto spesso viene frustrato una volta effettuato il log out e arrestato il sistema. La maschera che indosso abitualmente è quella del redattore. Quella che cerco di vivere in questo spazio è quella di scribacchino.

Ad onor del vero, la scelta di utilizzare uno pseudonimo non è stata dettata da alcuna strategia o tattica predefinita: avevo (e ho) dei racconti nel cassetto e volevo un parere disinteressato, puro, scevro da ogni condizionamento dettato dalla conoscenza della persona che li ha scritti.

Dare libero sfogo ai sogni, alle fantasie, alla rabbia e alle perplessità, è diventata un’impresa ardua in questi tempi in cui la volgarità è assurta a cifra stilistica della comicità, l’insulto quella della battaglia politica, il bullismo e la prevaricazione quella dell’affermazione di sé. Occorre pertanto indossare una corazza, impostare una difesa, prevenire l’aggressione: in questo senso, mi sono trovato a scoprire post festum come l’uso di uno pseudonimo rappresenti un ottimo stratagemma.

Detto ciò, non resta che dire come, se avrai la pazienza di visitare il sito, leggere i racconti, gli aforismi, gli articoli, forse potrai capire meglio chi sono e cosa penso.

Qualcuno potrà farsi un’idea sbagliata, ma urge domandarsi: è possibile farsi l’idea giusta di una maschera?

Sperando che quanto scrivo possa piacerti, ti abbraccio con affetto e ti auguro una buona lettura e tutta la felicità del mondo.

Alessandro